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La facoltà di non rispondere e l'immagine politica del Pd

La cronaca delle ultime udienze del processo “Mafia Capitale” sta ponendo un problema al Pd in tutte le sue componenti.

20 Ottobre 2016 alle 06:18

La facoltà di non rispondere e l'immagine politica del Pd

La cronaca delle ultime udienze del processo “Mafia Capitale” sta ponendo un problema al Pd in tutte le sue componenti. Può apparire politicamente discutibile la scelta di avvalersi della facoltà di non rispondere da parte del presidente della giunta regionale Nicola Zingaretti, che ieri era convocato come teste. Dal punto di vista tecnico Zingaretti non è ancora uscito formalmente dal processo e, anche se la procura ha richiesto l’archiviazione della sua posizione, aveva naturalmente tutto il diritto di comportarsi come ha fatto.

 

E’ logico però calcolare una probabile ricaduta negativa sui giornali di oggi dopo due giorni di articoli dedicati alla non certo brillante deposizione della deputata, e componente della segreteria nazionale, Micaela Campana. E’ paradossale il fatto che anche la on. Campana aveva la possibilità di non deporre, nel suo caso perché ancora formalmente moglie, sia pure separata, con un altro imputato del processo, Daniele Ozzimo, già condannato in primo grado col rito abbreviato.

 

Campana invece ha deciso  di rispondere, malgrado un tentativo in extremis dell’avvocato Luca Petrucci che però non poteva rappresentare la deputata, convocata come teste e dunque senza diritto a un difensore. Certo i testimoni di un processo, anche se dirigenti dello stesso partito, non possono concordare una strategia processuale comune. Ma nel Pd non potranno non pensare che se, per autonomo convincimento, Campana si fosse avvalsa della facoltà di non rispondere e Zingaretti invece no, probabilmente, almeno dal punto di vista politico, l’immagine sarebbe stata migliore.

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