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Perchè il 41 bis è passato da esigenza incontestabile a tortura "indicibile"

Si passa da una giusta prevenzione a una afflizione gratuita, così come per altri aspetti della detenzione che non c’entrano con la possibilità di trasmettere o scambiare notizie.

20 Agosto 2016 alle 06:18

Perchè il 41 bis è passato da esigenza incontestabile a tortura "indicibile"

In sostanza la questione del 41 bis ruota intorno a due problemi, che sono inevitabilmente collegati fra loro rendendo complicata qualsiasi discussione in merito. La modifica delle condizioni di detenzione, principalmente per i mafiosi, nasceva da una esigenza incontestabile: impedire che dal carcere gli affiliati potessero continuare a indirizzare le attività criminali. Il problema andava risolto nell’unico modo possibile: un controllo più efficace. La pratica però ha portato a effetti diversi dalla motivazione originaria. Valga l’esempio dei colloqui con i familiari. Che senso ha limitarne pesantemente il numero quando sono colloqui che avvengono per citofono attraverso un vetro e sono registrati? Si passa da una giusta prevenzione a una afflizione gratuita, così come per altri aspetti della detenzione che non c’entrano con la possibilità di trasmettere o scambiare notizie. Comprensibili le limitazioni della socialità fra detenuti ma come definire, per esempio, la limitazione di ricevere libri, naturalmente passati al controllo di censura, se non una gratuita vessazione? Si slitta così da norme che vogliono impedire la continuazione di gravi reati a pratiche che sottopongono il corpo e la mente di un detenuto a pressioni unicamente volte a ottenere confessioni pur di ottenerne la fine. Anche se non vengono usati i tratti di corda e i ferri arroventati, la definizione tecnica di un metodo del genere non può non dirsi tortura. Ma questo, per usare una parola cara al procuratore Scarpinato, è “indicibile”.

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