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Il magistrato che cambiò il carcere. Rieducazione contro punizione: una battaglia ancora aperta

2 Agosto 2016 alle 06:13

Il magistrato che cambiò il carcere. Rieducazione contro punizione: una battaglia ancora aperta
La figura di Alessandro Margara, magistrato scomparso pochi giorni fa, che per gran parte della sua carriera fu giudice di sorveglianza, merita  sicuramente una riflessione. Più che di indagini e giudizi si occupò di carcere, spinto dalla sua carità cristiana e dalle sue idee di sinistra. Fu il regista giuridico di quella grande riforma firmata dal senatore Gozzini che cambiò il concetto di detenzione cercando di applicare il principio costituzionale che mira alla rieducazione del detenuto e vieta trattamenti contrari al senso di umanità. Quella riforma urtò una concezione emergenziale che vi si oppose, salvo poi arrendersi ai suoi effetti che migliorarono nelle carceri anche la sicurezza. Nel 1997 Margara fu chiamato dal ministro Giovanni Maria Flick a dirigere il dipartimento carceri del ministero di Giustizia. Durò poco, perché il ministro del successivo governo di centro sinistra, il comunista Oliviero Diliberto, nel 1999 non lo confermò nell’incarico. Fu un episodio di quello scontro sempre presente nella amministrazione a proposito del carcere e della esecuzione pena. Una battaglia politica che in realtà è ancora aperta e che non è sfuggita a insidiosi tentativi di criminalizzazione ai danni di chi, da giurista e uomo di governo, si è battuto per una pena equa ma umana. Valga l’esempio di Giovanni Conso indagato fino alla fine dei suoi giorni per aver revocato alcuni 41 bis. La vicenda è nota. Meno noto che all’epoca della entrata in vigore del 41 bis anche Alessandro Margara avesse espresso forti perplessità su come quel provvedimento era stato concepito.

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