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Il discorso poetico di Davigo

L’intervento del presidente dell’Anm, Pier Camillo Davigo, pronunciato ieri in un convegno, sicuramente alimenterà il dibattito fra gli addetti ai lavori, ma qui non si intende intrattenere il lettore sulla  possibile utilizzazione del whistleblowing nella nostra Pubblica amministrazione.

17 Giugno 2016 alle 06:05

Il discorso poetico di Davigo

L’intervento del presidente dell’Anm, Pier Camillo Davigo, pronunciato ieri in un convegno, sicuramente alimenterà il dibattito fra gli addetti ai lavori, ma qui non si intende intrattenere il lettore sulla  possibile utilizzazione del whistleblowing nella nostra Pubblica amministrazione. Perché il discorso di Davigo non è stato solo denso di tecnicismi giuridici, ha avuto anche passaggi poetici. Per esempio quando il capo del sindacato dei magistrati italiani ha parlato dei reati finanziari. Davigo ha sostenuto che i reati di maggiore gravità si commettono nei consigli di amministrazione, anche se non sono subito visibili. “I reati dei colletti bianchi sono più pericolosi di quelli da strada”, ha detto, e per argomentare Davigo ha citato il processo Parmalat con 45 mila parti civili.

 

“Quanto ci vuole a commettere 45 mila scippi?”, si è retoricamente chiesto, “e quanto denaro potrà mai avere nella sua borsetta una anziana signora? Certo assai meno dei risparmi di una vita che in migliaia avevano affidato a Tanzi”, ha concluso. Dove sta la poesia? Bertolt Brecht. Puro Brecht, quello della citazione cara a ogni estremista degli anni 70: “Cosa è mai una rapina in banca, rispetto alla fondazione di una banca?”. Davigo, naturalmente, non è animato dalla stessa indulgenza verso i rapinatori e anche la sua avversione nei confronti dei banchieri non è brechtianamente senza eccezioni, ma il suo discorso di ieri può essere catalogato fra i più raffinati esempi di quello che si può ben definire populismo giudiziario.

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