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“Il memoriale di Yalta” e il Sì al referendum

E’ stato inevitabile sorridere due giorni fa leggendo come il professore Giuseppe Vacca ponesse “il memoriale di Yalta” nel background teorico che lo porterà a votare a favore della riforma costituzionale.

27 Maggio 2016 alle 06:15

“Il memoriale di Yalta” e il Sì al referendum
E’ stato inevitabile sorridere due giorni fa leggendo come il professore Giuseppe Vacca ponesse “il memoriale di Yalta” nel background teorico che lo porterà a votare a favore della riforma costituzionale. Il promemoria, per un colloquio difficile che il segretario del Pci avrebbe dovuto affrontare con il capo dell’Unione Sovietica nell’agosto del 1964, ha indiscutibilmente un rapporto molto relativo con i temi della riforma renziana. Per di più una certa aura sinistra ha sempre circondato quel testo. Togliatti morì in Crimea poco dopo aver finito la stesura degli appunti, l’incontro ovviamente non ci fu e Kruscev poche settimane dopo fu deposto dai suoi rivali nel Pcus. Per il Pci la pubblicazione di quegli appunti decisa da Luigi Longo e attuata poco dopo, con tempi insolitamente rapidi per quel partito, fu una svolta epocale. Ma il richiamo, con pretesa di attualità, a quel testo che prende le distanze dai sovietici di mezzo secolo fa, mostra come nel Pd la discussione sul referendum, e un po’ su tutto per la verità, non possa prescindere dalle radici di chi lo ha fondato. Il guaio è che questi richiami soggettivamente ritenuti imprescindibili, appaiono oggettivamente antitetici al tipo di partito che si dice di voler costruire. La contraddizione appare indistricabile e rischiosa. Perfino più di certe dichiarazioni del ministro Boschi.

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