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Troppo facile ironizzare su Stefano Fassina

Troppo facile ironizzare sul disastro della lista che avrebbe dovuto rappresentare a Roma il nuovo aggregato di “Sinistra Italiana”. Banale, e inutilmente crudele, rimarcare l’aria da “dilettante assoluto” di Stefano Fassina.

10 Maggio 2016 alle 06:19

Troppo facile ironizzare su Stefano Fassina
Troppo facile ironizzare sul disastro della lista che avrebbe dovuto rappresentare a Roma il nuovo aggregato di “Sinistra Italiana”. Banale, e inutilmente crudele, rimarcare l’aria da “dilettante assoluto” di Stefano Fassina. In fondo si è visto, e si vede, anche di peggio, ma che la fortuna arrida ai dilettanti è un consolatorio luogo comune spesso infondato, come questo caso dimostra. Non spiegano tutto però nemmeno le leggi della politica, che potrebbero spiegare l’accaduto con una molta ridotta convinzione di quelli di Sel a rinunciare a un rapporto col Pd romano. Che ci sia stato o meno una sorta di “complotto ulivista”, per pugnalare alle spalle la lista di una sinistra alternativa, è comunque questione che può appassionare una cerchia molto ristretta. Un problema che forse tutti si dovrebbero porre invece sta nella ormai sempre più frequente comparsa di sorprendenti esclusioni che si verificano al momento della presentazione delle liste. Farraginosi meccanismi determinano una impressione di poco chiare e dunque molto malleabili regole dall’inizio delle operazioni preliminari al voto fino allo spoglio dei risultati. Viene il dubbio che, prima ancora di discutere di sistemi elettorali, sia forse necessario occuparsi di regolamenti. Anche se nel caso specifico non si può certo escludere che i compagni di Fassina abbiano effettivamente combinato un pasticcio, una messa a punto di regole e sanzioni in materia non guasterebbe.    

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