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A proposito del canguro e del dietrofront M5s

Fra tutti i commenti e le cronache apparse ieri sui giornali a proposito della agitata seduta del Senato quello di Mattia Feltri sulla Stampa contiene in una immagine la possibile morale della favola.

18 Febbraio 2016 alle 06:08

Fra tutti i commenti e le cronache apparse ieri sui giornali a proposito della agitata seduta del Senato quello di Mattia Feltri sulla Stampa contiene in una immagine la possibile morale della favola. L’immagine è quella dell’andatura euforicamente saltellante del senatore Gaetano Quagliariello, canguro trionfante su quello governativo, abbattuto da furbi tatticismi leghisti e pentastellati, sostenuti dall’abile impasto oratorio di moroteismo e radicalismo del senatore che non a caso si è fatto un partito in cui sta più o meno da solo ma lo ha chiamato “Idea”. E l’idea ha funzionato perché il punto vero della questione non sta nel “tradimento” del Movimento cinque stelle, prevedibilissimo, ma nell’egemonia parlamentare di un’area, che è presente sia nel Partito democratico sia nella diaspora del centrodestra, sensibile ai richiami della chiesa per abitudini antiche o più recentemente acquisite. Dall’altra parte, diciamo così, si è sbriciolato, insieme alla Prima Repubblica, il fronte dei piccoli, ma in casi del genere decisivi, partiti laici, ridotti a simulacri non solo dal centrodestra ma anche e soprattutto dal Pd. Renzi ora può forse utilmente riflettere su quanto e perché Loris Fortuna rappresentasse qualcosa di politicamente diverso da Monica Cirinnà.

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