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La multa a 5 stelle e l'illusione di risolvere un problema politico con un marchingegno giuridico

La cosa più convincente sulla questione della multa da applicarsi ai candidati comunali del M5s, ma anche ai loro deputati europei, in caso di comportamenti diversi rispetto alle decisioni del vertice del movimento, mi pare l’abbia scritta Andrea Cangini.

11 Febbraio 2016 alle 06:22

La cosa più convincente sulla questione della multa da applicarsi ai candidati comunali del M5s, ma anche ai loro deputati europei, in caso di comportamenti diversi rispetto alle decisioni del vertice del movimento, mi pare l’abbia scritta Andrea Cangini, mettendo in evidenza l’illusione, ricorrente già dagli albori della seconda repubblica, di risolvere un problema politico attraverso un qualche marchingegno di tipo giuridico. Impietosamente Cangini cita il contratto notarile cui Berlusconi costrinse i suoi futuri parlamentari. La fine è nota. Il fenomeno del trasformismo non si riesce a debellare con contratti e relative penali. Occorrono modifiche profonde del sistema politico. Mi spiego con un esempio: il trasformismo non esiste praticamente nei paesi anglosassoni a modello bipartitico ma l’esperienza ci insegna che nel nostro paese quando, sulla base di un referendum, si è tentato di costruirlo il risultato è stato un fallimento. Gli esiti del disastro ci accompagnano tuttora e il M5s ne è in qualche modo figlio, oltre che, con i suoi transfughi ed espulsi, riproduttore; esattamente come la precedente “banda degli onesti”, quella di Di Pietro, che ha portato in Parlamento il mitico Scilipoti, oltre a De Gregorio e Razzi.

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