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Lo sfiancante spettacolo del processo sulla "trattativa"

E’ probabile che neanche la performance di Massimo Ciancimino, iniziata ieri di fronte alla Corte di assise palermitana, riesca a risollevare le sorti del processo sulla cosiddetta “trattativa”. Il teste chiave arriva sfiancato sul banco dei testimoni dopo che le sue dichiarazioni nei processi che s

5 Febbraio 2016 alle 06:18

E’ probabile che neanche la performance di Massimo Ciancimino, iniziata ieri di fronte alla Corte di assise palermitana, riesca a risollevare le sorti del processo sulla cosiddetta “trattativa”. Il teste chiave arriva sfiancato sul banco dei testimoni dopo che le sue dichiarazioni nei processi che si sono svolti prima di questo, che si può definire riassuntivo, sono state ritenute inattendibili e forse mendaci dalle sentenze che hanno mandato assolti quelli che accusava. Nel frattempo imputazioni anche gravi si sommavano nei suoi confronti. Del resto è singolarissima la scelta della procura di avvalersi come teste chiave di uno che, nello stesso processo figura come imputato di calunnia dalla stessa procura. Si può invocare il complesso criterio della “frazionabilità delle dichiarazioni” ma il buon senso non può non notare come esista un limite a tutto. Cose già dette, come quelle che ieri il giovanotto ha ricominciato a sciorinare, con il suo repertorio di “papelli” e “papà, la mafia e i servizi segreti” e “il signor Franco” e “faccia da mostro” e soprattutto lui, Berlusconi che in questo processo risulta nella particolarissima situazione dell’imputato per interposta persona, ruolo scomodo ancor più per Marcello Dell’Utri, che è la persona in questione. L’udienza di ieri a un certo punto è stata sospesa per un malore di Riina e una volta ripresa è stata poi aggiornata per l’affaticamento di Ciancimino. Il tempo passa, fa sentire il suo peso sui protagonisti ma lo spettacolo deve andare avanti. Domani si replica.  

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