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Tutti gli uomini del generale

Non è, come promette nel sottotitolo, “la storia inedita del terrorismo” ma “Tutti gli uomini del generale” di Fabiola Paterniti, nel raccogliere le testimonianze dei carabinieri che collaborarono con Carlo Alberto Dalla Chiesa nel primo nucleo di contrasto al terrorismo brigatista, spiega bene alme

27 Gennaio 2016 alle 06:03

Non è, come promette nel sottotitolo, “la storia inedita del terrorismo” ma “Tutti gli uomini del generale” di Fabiola Paterniti, nel raccogliere le testimonianze dei carabinieri che collaborarono con Carlo Alberto Dalla Chiesa nel primo nucleo di contrasto al terrorismo brigatista, spiega bene almeno un paio di cose. Attraverso i ricordi molto minuziosi e analitici – sono carabinieri non per caso – dei protagonisti, si vede in controluce un metodo di lavoro poco burocratico e teso alla qualità investigativa e al risultato ottenuto con un forte lavoro di squadra. La logica della task-force abbinata all’astuzia dell’intelligence. Trovarono magistrati che li lasciarono lavorare ma le basi dei futuri contenziosi si intuiscono da quei racconti. La seconda cosa che si capisce merita una citazione. Parla un generale, Alessandro Ruffino, che fu a fianco di Dalla Chiesa per diverso tempo  in momenti cruciali e che a proposito del terrorismo racconta “Nessuno a quei tempi voleva ammettere che le Brigate Rosse erano formate da ragazzi italiani, usciti dalle nostre scuole, persone come tante altre. Molti analisti volevano trovare dei collegamenti con servizi stranieri, ma non era così. Dietro le Br c’erano solo le Br. Abbiamo avuto i pentiti, i dissociati, gli irriducibili e tutti hanno confermato questa tesi. Nessuno che abbia mai raccontato una storia diversa.” Semplice, no? Infatti è un concetto, questo sì, “indicibile”. Anche perché altrimenti che ne sarebbe della ennesima commissione Moro e del suo indotto ?   

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