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L'ennesimo ritorno della "pista calabrese" per il caso Moro

L’ennesima Commissione parlamentare sul caso Moro non finirà mai di stupire. Il capitolo lanciato ieri può essere intitolato “Il ritorno della pista calabrese”. Naturalmente è cosa vecchia, risale praticamente ai giorni successivi al sequestro e alla strage della scorta. Vennero ipotizzati tiratori

22 Gennaio 2016 alle 06:18

L’ennesima Commissione parlamentare sul caso Moro non finirà mai di stupire. Il capitolo lanciato ieri può essere intitolato “Il ritorno della pista calabrese”. Naturalmente è cosa vecchia, risale praticamente ai giorni successivi al sequestro e alla strage della scorta. Vennero ipotizzati tiratori scelti tedeschi, poi si ripiegò su killer della ’ndrangheta. Venne citato dai giornali un ex carcerato, tale Giustino De Vuono, ritenuto anello di congiunzione fra Br e mafia calabrese. La pista naufragò in poco tempo. Ma i calabresi rimasero impigliati nei misteri del caso Moro perché un esponente Dc romano, Benito Cazora, raccontò di contatti con la ’ndrangheta a Roma, volti ad avere notizie sulla “prigione del popolo”. I mafiosi avrebbero cambiato ruolo, da cecchini a detective. Anche quello fu un buco nell’acqua, ma ciclicamente se ne riparla. Ora esce fuori dall’archivio del Messaggero una foto di via Fani dopo la strage, con una folla di curiosi assiepata dietro i cordoni di polizia. C’è un giovanotto – somiglia a Lucio Battisti – su cui qualcuno ha tracciato un cerchio evidenziatore. La tesi esposta sui giornali di ieri vuole si tratti del capo mafia calabrese Antonio Nirta. C’è un problema, ha ammesso in serata l’onorevole indagatore Gero Grassi: Nirta all’epoca aveva quasi sessant’anni. Il giovanotto però potrebbe essergli parente, osserva il parlamentare del Pd mentre ribadisce, contro ogni evidenza, che la Commissione si muove in modo serio. Per ora è stato attivato il Ris che farà analisi sulla foto. A spese nostre.

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