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Caro Salvini, non è la legge Gozzini il problema ma i magistrati

L’annuncio di Matteo Salvini di una iniziativa parlamentare della Lega Nord per abolire la legge Gozzini chiude il cerchio di una campagna, innanzi tutto giornalistica, ispirata da una cultura politica schiettamente reazionaria ormai non solo radicata a destra ma largamente presente in fasce di elet

20 Gennaio 2016 alle 06:00

L’annuncio di Matteo Salvini di una iniziativa parlamentare della Lega Nord per abolire la legge Gozzini chiude il cerchio di una campagna, innanzi tutto giornalistica, ispirata da una cultura politica schiettamente reazionaria ormai non solo radicata a destra ma largamente presente in fasce di elettorato di sinistra. Il settimanale della Rizzoli Oggi, nel suo nuovo numero, si fa vettore della proposta in un servizio in cui le dichiarazioni del capo leghista sono affiancate, fra le altre, a quelle dell’ex pm Ingroia. Dalle anticipazioni uscite ieri sera si può già constatare che Salvini, come spesso gli capita, basa la sua proposta su un falso definendo la legge Gozzini “quella che concede premi e sconti a mafiosi e criminali”. Come ai parlamentari dovrebbe essere noto, quella legge non si applica ai detenuti sottoposti al 41 bis. Dunque i mafiosi non c’entrano. Ma il settimanale ha riaperto il caso di Giovanni Brusca, che Salvini sfrutta per il suo ragionamento. Brusca, feroce mafioso, ha usufruito di permessi. Brusca però non è un detenuto qualunque, ha reso dichiarazioni collaborative, poi le ha modificate mentre usava impropriamente, secondo i pm, le agevolazioni che il regime speciale per i pentiti gli offriva. La legge Gozzini non c’entra nulla con le peripezie di una sorta di demi-vierge del pentitismo. Piuttosto che sulla Gozzini sarebbe utile interrogarsi sull’uso che certi pm hanno fatto della legge sui pentiti. E in quel caso la vicenda di Brusca sarebbe assai pertinente.

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