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Appunti sulle candidature a sinistra del Pd, per le prossime comunali

Alcune decise da tempo, altre tuttora oggetto di controversie. E’ ovvio che il Pd non sia entusiasta di avere “ennemis à gauche” in una partita elettorale già molto rischiosa di per sé.

9 Gennaio 2016 alle 06:27

Le candidature a sinistra del Pd, per le prossime comunali, tengono banco nei retroscena dedicati agli appassionati dell’argomento. Alcune decise da tempo, altre tuttora oggetto di controversie. E’ ovvio che il Pd non sia entusiasta di avere “ennemis à gauche” in una partita elettorale già molto rischiosa di per sé. Ovvio anche che a sinistra del Pd ci sia un’area politica che considera inammissibile allearsi con Renzi, peraltro ricambiata dal premier che la vede come il fumo negli occhi. In mezzo alle due ovvietà c’è Sel. Il problema del partito di Vendola è che le contiene tutte e due. La questione non è contingente, non riguarda solo le comunali. O meglio, proprio perché, di fatto più che a parole, ha una declinazione solo elettorale, di mera sopravvivenza di ceto politico, mostra, a chi vuol vedere, quanto Sel sia fallita nel progetto politico che aspirava a incarnare. Si dividerà, è inevitabile, in due inutili tronconi. E’ probabile che la questione abbia la rappresentazione rancorosa abituale in questi casi. La sinistra ne è specialista, anche se a destra si stanno adeguando al modello, ennesimo esempio di sudditanza culturale. Non sarà certo un fallimento decisivo per la sinistra come la scissione di Palazzo Barberini, del resto Pisapia non è Saragat e tanto meno Fratoianni ricorda Togliatti. Può anche essere che un soggetto modernamente libertario e di sinistra sia una sorta di nuovo crociano ircocervo e dunque non potrà mai nascere. Probabile, temo anzi sicuro, che Vendola fosse comunque inadeguato al ruolo. Però mi pare un peccato.

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