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Il gigantismo dell'indagine su "Mafia capitale"

Il gigantismo in una indagine finisce per nuocere alla linearità di un processo quando esso arriva al dibattimento. E’ inevitabile, al di là del valore degli inquirenti e della fondatezza della accusa. Nel maxi processo alla mafia, istruito da Falcone e Borsellino, gli avvocati chiesero la lettura i

7 Gennaio 2016 alle 06:18

Il gigantismo in una indagine finisce per nuocere alla linearità di un processo quando esso arriva al dibattimento. E’ inevitabile, al di là del valore degli inquirenti e della fondatezza della accusa. Nel maxi processo alla mafia, istruito da Falcone e Borsellino, gli avvocati chiesero la lettura integrale degli atti istruttori, contenuti in diversi armadi a più ante. Ci sarebbero voluti anni. Era una richiesta chiaramente ostruzionistica ma perfettamente a norma di legge. Si cambiò la legge. Nel processo Mafia Capitale si stanno ancora trascrivendo 4.474 intercettazioni, di cui 564 ambientali, per un totale di 482 ore e 16 minuti. Il dato è di un perito incaricato dal tribunale del gravoso compito. Uno dei difensori, l’avvocato Valerio Spigarelli, ha parlato di milioni di pagine fra brogliacci trascritti e ancora da trascrivere. Nemmeno l’ottimismo più ottuso può portare a credere che in una mole del genere non si annidino errori o omissioni. E’ dunque evidente che non tutto quello che la procura ha prodotto potrà essere utilizzato, però è improbabile che il tribunale decida di rendere inutilizzabili tutte le intercettazioni, come hanno chiesto alcuni avvocati difensori, anche ammesso che alcune di esse fossero in origine prive di adeguata motivazione. “Avete messo sotto intercettazione Carminati solo perché era tornato libero, non avevate nulla”, ha invece detto in aula il suo avvocato, Bruno Giosuè Naso, scavalcando il tema della procedura e puntando sul merito. Strategia diversa, affiorata nelle ultime due udienze.

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