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Quella della diocesi di Trapani sembra una storia di Leonardo Sciascia

Quando nella primavera del 2012 il banchiere Ettore Gotti Tedeschi, chiamato da Papa Ratzinger a ripulire lo Ior, disse di essere arrivato a temere per la propria vita, in molti pensarono che qualcosa delle torbide vicende dei tempi di Sindona fosse ancora rimasto attaccato alla banca vaticana

31 Dicembre 2015 alle 06:01

Quella della diocesi di Trapani sembra una storia di Leonardo Sciascia, che non aveva una alta considerazione dei magistrati ma peggiore l’aveva dei preti. Storia di “parrini” uccisi, vescovi rimossi e soldi, soprattutto soldi. Quando nella primavera del 2012 il banchiere Ettore Gotti Tedeschi, chiamato da Papa Ratzinger a ripulire lo Ior, disse di essere arrivato a temere per la propria vita, in molti pensarono che qualcosa delle torbide vicende dei tempi di Sindona fosse ancora rimasto attaccato alla banca vaticana. E l’attenzione si spostò su due conti correnti sui quali la magistratura italiana voleva vedere chiaro, intestati a un prete di Trapani e a una anziana prestanome. Nel frattempo veniva rimosso dal suo incarico il vescovo della diocesi. La contabilità era oscura e gli ammanchi ragguardevoli. Ma non solo i soldi erano un problema. C’era nella diocesi una  preoccupante percentuale di morti violente di preti. Dieci anni anni prima un prete di Mazara era stato ucciso nella sua lussuosa villa. Venne arrestato un tunisino. Il prete era ricco e un po’ arrogante, dissero tutti. C’era un precedente, ancora più antico. Negli anni Ottanta, sempre a Mazara, un altro prete fu ucciso, era ricco anche lui. Per i tassi da usura che praticava, dissero. E tornando ai nostri tempi, nel febbraio di due anni fa venne ucciso un altro prete nella frazione trapanese di Ummari. Un piccolo pregiudicato del posto confessò. Sostenne di essersi infastidito per le prediche che il prete faceva a messa. Non sembra una storia di Sciascia? L’ultimo capitolo vede ora il vescovo di Mazara, Domenico Mogavero, indagato per la gestione dei fondi affidatigli. Le accuse sono serie, spiega, come al solito, Repubblica. Il contesto è quello qui descritto. Ma il Fatto continua a pubblicare gli articoli edificanti del vescovo e Paolo Flores dialoga con lui di riforma della chiesa sull’ultimo numero di Micromega. Del resto, il politicamente correttissimo monsignore non è mica un Ottaviano Del Turco qualsiasi.

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