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Leggere Boualem Sansal sul trionfo di un califfato mondiale

Leggere Micromega a Natale e trovare una sorpresa. Scoprire che – appena finito di regalare Houellebecq agli ultimi ritardatari – c’è da cercare, intanto per sé, qualcosa di più interessante.

29 Dicembre 2015 alle 06:19

Leggere Micromega a Natale e trovare una sorpresa. Scoprire che – appena finito di regalare Houellebecq agli ultimi ritardatari – c’è da cercare, intanto per sé, qualcosa di più interessante. Si chiama Boualem Sansal lo scrittore algerino intervistato sul suo libro “2084”, fantastoria, più rassegnata che apocalittica, sul trionfo di un califfato mondiale. Ormai è un genere letterario e inevitabilmente genera sottoprodotti, ma non sembra questo il caso. Sansal mi incuriosisce perché non è un convertito. E’ ateo, e lo dice perché vive in un paese dove non rischia che per questo gli taglino la testa. Ma osserva che l’occidente (minuscolo) perderà, ineluttabilmente, perché ormai ha paura di tutto. Nell’intervista individua la vera insidia che sta distruggendo il nostro stile di vita: il “principio di precauzione” elevato a totalitario criterio di legge. C’è più Richler che Ratzinger in quello che dice. Ma, a proposito di papi, c’è anche una spiegazione logica del motivo che spinge l’islam a mostrarsi ancora oggi nei tratti feroci comuni, secondo lui e non solo, a tutte le religioni rivelate. L’islam non ha, anzi la vieta, una chiesa, una struttura costretta a mettersi in relazione col mondo ed evolversi nel tempo. C’è realismo e sociologia, piuttosto che fede, nella sua spiegazione. Non è un discorso banale, anche se non è nuovissimo ed è valido soprattutto per il mondo sunnita. Comunque mi spinge ad andare a cercare il libro di questo scrittore, algerino come Camus. Nel frattempo però ho iniziato a leggere il regalo di una giovane amica, il libro del filologo Dino Baldi “Vite efferate di papi”. Per precauzione.

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