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Cossutta, eleganza antica

Politicamente parlando, non mi ha mai convinto, eppure trovo ingiusto appiattire l’immagine di Armando Cossutta sul profilo del grigio burocrate filo sovietico, come molti hanno fatto in queste ore. Anche quelli che ne hanno comunque lodato la sobrietà , la coerenza, la moderazione dei toni  nel con

16 Dicembre 2015 alle 06:20

Politicamente parlando, non mi ha mai convinto, eppure trovo ingiusto appiattire l’immagine di Armando Cossutta sul profilo del grigio burocrate filo sovietico, come molti hanno fatto in queste ore. Anche quelli che ne hanno comunque lodato la sobrietà , la coerenza, la moderazione dei toni  nel contraddittorio. In realtà Cossutta non era più stalinista di Amendola, Ingrao e dello stesso Berlinguer che lo emarginò per non averlo come ingombrante “numero due” nel momento in cui si consolidava come segretario del partito. Certo Cossutta era amico dei “russi”, come una volta perfino lui li chiamò, invece che sovietici, quando era arrabbiato perché il suo nome era uscito nel cosiddetto dossier Mitrokhin. “E che c’è di clamoroso? Ci voleva forse una spia per sapere che io sono amico dei russi?”, disse a un tg. Eppure era stato lui, di turno a Botteghe Oscure nell’agosto 1968, a leggere il comunicato del Pci contrario all’invasione della Cecoslovacchia. Certo, non disse mai a Giampaolo Pansa, come fece Berlinguer sul Corriere della Sera, che si sentiva più protetto dalla Nato che dal patto di Varsavia. Probabilmente si limitò a pensarlo. Ma il suo non fu opportunismo, piuttosto lealtà e gratitudine. Eleganza antica, insomma.

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