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Il tic manettaro del Fatto su Totò Cuffaro che "non ha scontato tutta la sua pena"

Ha cominciato a scriverlo, prima ancora che l’ex governatore siciliano uscisse dal carcere, il Fatto, naturalmente. Il giornale diretto da Travaglio in materia carceraria è molto esigente...

15 Dicembre 2015 alle 06:27

“Totò Cuffaro non ha scontato tutta la sua pena”. Ha cominciato a scriverlo, prima ancora che l’ex governatore siciliano uscisse dal carcere, il Fatto, naturalmente. Il giornale diretto da Travaglio in materia carceraria è molto esigente e in altri casi ha sostenuto che gli arresti domiciliari non dovevano essere computati nel periodo di detenzione. Ma Cuffaro è entrato a Rebibbia e non l’hanno fatto uscire nemmeno per salutare la madre moribonda. Certo ha usufruito dell’indulto varato dal governo Prodi nel 2008. Difficile dire che sia stato fatto per lui e sicuramente non è stato il solo a giovarsene, ma il Fatto è da sempre contro gli indulti e non c’è da stupirsi. Solo che dal giornale di Travaglio vengono calcolati come se fossero un provvedimento ad personam anche i giorni abbonati ogni anno per buona condotta. È un criterio che vale per tutti i detenuti, tranne quelli gravati da un ergastolo “ostativo”, e viene ovviamente tenuto in conto nel momento in cui la pena viene decisa. Il “premio” per la buona condotta risale a una legge del 1975 e venne ricompreso nel pacchetto di norme varate nel 1986, la cosiddetta “legge Gozzini”. Un senatore del M5s (sono “i più preparati”, no?), Vincenzo Santangelo, ha definito questa procedura, valida per tutti i detenuti, “uno sconto di pena voluto da Renzi”. E’ stato necessario un radicale, Emilio Quintieri, per sbugiardarlo sui social forum in base all’evidenza delle date. Resta una domanda. Sono contrari anche alla legge Gozzini? Lo dicano chiaramente.

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