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Fatale (per il governo) fu l'omicidio stradale

Un appello, prima firmataria la senatrice del Gruppo Misto Maria Mussini, esprime profonda contrarietà alla decisione del governo di mettere la fiducia sulla votazione della legge sul cosiddetto omicidio stradale. L’appello ha ottenuto firme nell’area centrista oltre che fra i parlamentari di Sel.

12 Dicembre 2015 alle 06:11

Un appello, prima firmataria la senatrice del Gruppo Misto Maria Mussini, esprime profonda contrarietà alla decisione del governo di mettere la fiducia sulla votazione della legge sul cosiddetto omicidio stradale. L’appello ha ottenuto firme nell’area centrista oltre che fra i parlamentari di Sel. Così si alternano le adesioni di Corradino Mineo e Sandro Bondi, Benedetto Della Vedova e Loredana De Petris, Mario Monti e Dario Stefàno. Non c’è motivo di particolare preoccupazione per la maggioranza ma solo un curioso precedente, che risale al gennaio 1959, relativo alla crisi del governo guidato, per la prima volta, da Amintore Fanfani che era allora contemporaneamente presidente del Consiglio e segretario del partito di maggioranza. Mentre Fanfani si occupava in Francia della crisi medio orientale dell’epoca, a Roma una serie di incidenti parlamentari avviarono la crisi del suo governo. Decisivo fra essi fu un voto sul codice della strada che causò le dimissioni dell’allora ministro dei Trasporti Togni. Andò a finire che Fanfani, tornato precipitosamente dalla Francia, perse nel giro di una settimana sia la presidenza del Consiglio sia la segreteria del partito, dalla quale azzardatamente si era dimesso, convinto di ottenere una trionfale rielezione che non arrivò. Naturalmente le analogie non sono decisive e le differenze fra quella lontana epoca e l’attualità politica sono innegabili.

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