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Per il generale Mori ora si punta sulla "irrilevanza del movente"

E’ alle ultime battute il processo di appello al generale Mario Mori e al maggiore Mauro Obinu, accusati di aver volutamente evitato di catturare Bernardo Provenzano nel 1995, consentendogli di prolungare per altri dieci anni la sua latitanza. I due ufficiali in primo grado sono stati assolti e nell

10 Dicembre 2015 alle 06:09

E’ alle ultime battute il processo di appello al generale Mario Mori e al maggiore Mauro Obinu, accusati di aver volutamente evitato di catturare Bernardo Provenzano nel 1995, consentendogli di prolungare per altri dieci anni la sua latitanza. I due ufficiali in primo grado sono stati assolti e nella sentenza l’ipotesi accusatoria veniva demolita, tanto che Marco Travaglio in un editoriale la definì, criticandola, una cluster-sentenza, una bomba a grappolo che annientava anche l’indagine sulla trattativa. Il legame fra i due processi è evidente e in questo secondo grado pesa per di più  la recente assoluzione di Calogero Mannino nello stralcio del processo sulla trattativa. Così, alla ricerca della rivincita, l’accusa, rappresentata dal procuratore generale Roberto Scarpinato e dal sostituto Luigi Patronaggio, ha cercato nella requisitoria, iniziata ieri, di sganciare dalla tesi della trattativa la spiegazione del comportamento addebitato ai due ufficiali dell’Arma. Solo che altri moventi non sono ipotizzabili o comunque non sono minimamente provati e allora ieri il dottore Patronaggio ha sostenuto che “Non è importante il motivo per cui lo hanno fatto”. E’ la tesi della “irrilevanza del movente” già prospettata dal dottore Ingroia nel processo per l’omicidio De Mauro, dove l’imputato era Totò Riina, che, dopo quella requisitoria, fu assolto.  

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