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Le solite intercettazioni irrilevanti

Domenica sul Fatto si potevano leggere intercettazioni sicuramente singolari a causa del ruolo dei protagonisti. Fra le carte e i file di Mafia capitale capiterà di trovarne anche altre, visto che per un paio d’anni alcuni indagati chiave dell’inchiesta sono stati ininterrottamente monitorati non so

9 Dicembre 2015 alle 06:18

Domenica sul Fatto si potevano leggere intercettazioni sicuramente singolari a causa del ruolo dei protagonisti. Fra le carte e i file di Mafia capitale capiterà di trovarne anche altre, visto che per un paio d’anni alcuni indagati chiave dell’inchiesta sono stati ininterrottamente monitorati non solo per telefono ma anche con microfoni ambientali. Scoprire però che il giudice Massimo De Cataldo, autore con Carlo Bonini del romanzo che ha anticipato l’indagine e gli arresti, scambiava sms e parlava al telefono con Salvatore Buzzi, indubbiamente colpisce. “E’ tardi per chiamarti o stai in camera di consiglio a dare qualche ergastolo?”, recita un sms dell’ex detenuto-dirigente coop al magistrato-scrittore. Va detto che De Cataldo ignorava i rapporti fra Buzzi e Carminati e se il secondo è il protagonista del suo libro, un personaggio che richiami Buzzi nella trama non si ritrova. Del resto i rapporti fra i due risultano per qualche scambio telefonico e Buzzi era conosciuto e intratteneva contatti con molti autorevoli esponenti della cultura e del mondo giudiziario, che hanno partecipato con lui a molti convegni pubblici. L’intercettazione è dunque classicamente irrilevante. Può solo far venire in mente Longanesi, quando diceva che “in Italia la rivoluzione non si potrà mai fare perché ci conosciamo tutti”.

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