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Precisazioni sul perché Giorgio Napolitano dovrà essere sentito a Caltanissetta sull’avvicendamento Scotti-Mancino

Oggi tocca fornire una noiosa ma importante precisazione per chiarire perché Giorgio Napolitano dovrà essere sentito a Caltanissetta sull’avvicendamento Scotti-Mancino al ministero dell’Interno nel 1992, uno dei pilastri della ipotesi accusatoria nel processo della cosiddetta Trattativa.

20 Novembre 2015 alle 06:10

Oggi tocca fornire una noiosa ma importante precisazione per chiarire perché Giorgio Napolitano dovrà essere sentito a Caltanissetta sull’avvicendamento Scotti-Mancino al ministero dell’Interno nel 1992, uno dei pilastri della ipotesi accusatoria nel processo della cosiddetta Trattativa. La richiesta di testimonianza, recepita dalla Corte d’assise senza alcuna opposizione in merito da parte della procura, si deve, nel momento di avvio del dibattimento, all’avvocato Fabio Repici che rappresenta come parte civile Salvatore Borsellino. L’avvocato ha inserito fra i temi della deposizione la questione del cambio dei ministri. Senza che nessuno però nulla eccepisse e dunque oggi, nel momento in cui la testimonianza viene fissata dalla Corte, ci troviamo di nuovo con Napolitano che invia una lettera ai giudici di Caltanissetta in cui spiega che nulla di significativo può dire nella sua testimonianza, esattamente come era successo con la corte di Palermo.   

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