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29 sedute per i giudici della Consulta

Questa settimana, come tutte quelle che l’hanno preceduta, ha visto l’informazione non lesinare retroscena e note politiche sui rapporti interni a partiti e coalizioni possibili e naturalmente sull’incrocio fra politica e giustizia. Nel frattempo sta continuando a prodursi, nell’indifferenza general

14 Novembre 2015 alle 06:18

Questa settimana, come tutte quelle che l’hanno preceduta, ha visto l’informazione non lesinare retroscena e note politiche sui rapporti interni a partiti e coalizioni possibili e naturalmente sull’incrocio fra politica e giustizia. Nel frattempo sta continuando a prodursi, nell’indifferenza generale, una situazione istituzionale che rende il nostro paese più simile al medio oriente che all’Europa. Se in Libano da quasi due anni si aspetta che il Parlamento si decida a eleggere il presidente della Repubblica, da noi sono state 29 le sedute parlamentari dedicate all’elezione dei giudici costituzionali finora andate a vuoto dal giugno dello scorso anno, da quando manca il plenum della Consulta, pur fissato nella Costituzione. Oggi siamo in una situazione che vede a rischio addirittura il numero legale necessario per emettere una sentenza. La questione sembra però poco preoccupare i parlamentari e i grandi giornali, per non parlare dei numerosi soloni che invocano la “Costituzione più bella del mondo”, spesso piegandola agli interessi della loro bottega. Una situazione simile si era già prodotta tredici anni fa quando fu necessario per sbloccarla uno sciopero della sete di una intera settimana di Marco Pannella. Si disse allora, di fronte allo stremato leader radicale, che non sarebbe mai più successo. Non è andata così e ora il problema si pone per l’ennesima volta.

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