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Rondini e diritto

Carl Mittermaier, giurista tedesco di metà ottocento, nel suo libro, tuttora citato, “Teoria della prova nel processo penale”, inserì le rondini nella storia del diritto. La dimostrazione della validità di una prova deve scorrere su una linea retta come quella del volo delle rondini, scrisse poetica

5 Novembre 2015 alle 06:18

Carl Mittermaier, giurista tedesco di metà ottocento, nel suo libro, tuttora citato, “Teoria della prova nel processo penale”, inserì le rondini nella storia del diritto. La dimostrazione della validità di una prova deve scorrere su una linea retta come quella del volo delle rondini, scrisse poeticamente. Cento anni dopo Ennio Flaiano, che non so se avesse letto Mittermaier ma aveva capito tutto, scrisse che in Italia il modo più usato per congiungere due punti non era la retta ma l’arabesco. E così se in un processo si imputa il reato di “minaccia a corpo dello Stato” portando come prova il fatto che l’imputato si era rivolto ai carabinieri temendo di essere ucciso dalla mafia, qualsiasi percorso rettilineo è precluso. Infatti, inevitabilmente, ieri Calogero Mannino è stato assolto dopo una breve camera di consiglio. Il processo invece, che pure si avvaleva del rito detto “abbreviato”, tanto breve, due anni circa, non è stato e anche qui ci vorrebbe la penna di Flaiano. Ma altri arabeschi, fitti, complicati quanto la tessitura di un tappeto persiano, ci aspettano su altri giornali oggi stesso e nei giorni a venire. Si sosterrà la tesi, non precisamente lineare, che la sentenza di assoluzione conferma la fondatezza, almeno storica, della tesi della procura sulla più che mai cosiddetta trattativa. La parola chiave, probabilmente, sarà “capoverso”, pronunciata nel dispositivo della sentenza letta in aula. Nelle sentenze “capoverso” sta all’arabesco come in Mittermaier la rondine sta alla linea retta.

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