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Quelli che ci insultano per il nostro bene

La federazione italiana tabaccai ha annunciato una sua campagna che supera l’aspetto meramente corporativo e credo meriti attenzione. Il presidente dei tabaccai ha inviato quella che definisce “una civile nota di disappunto” al ministro Beatrice Lorenzin per il tono della nuova campagna anti fumo, c

27 Ottobre 2015 alle 06:07

La federazione italiana tabaccai ha annunciato una sua campagna che supera l’aspetto meramente corporativo e credo meriti attenzione. Il presidente dei tabaccai ha inviato quella che definisce “una civile nota di disappunto” al ministro Beatrice Lorenzin per il tono della nuova campagna anti fumo, condotta dal ministero all’insegna dello slogan “Ma che, sei scemo?”. “Non sono scemo, sono un fumatore consapevole”, sta scritto nelle cartoline prestampate da inviare al ministero della Salute. La questione supera il tema del fumo e civilmente i tabaccai segnalano che si può fare prevenzione senza insultare. E qui sta il punto centrale della faccenda. Ormai gli insulti sembrano essere le coordinate di qualsiasi discorso sulle questioni pubbliche. Sdoganato – e promosso a elemento di programma politico – il vaffanculo, gli insulti entrano ora a vele spiegate nella pubblicità progresso. E’ il grado zero del discorso, regressione culturale allo stato puro, altro che progresso. E’ il fondo, astioso e autoritario, di chi vuole il nostro bene a tutti i costi.

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