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Come sarebbe a dire “spunta”?

L’intervista di Salvo Palazzolo al giudice Silvana Saguto, pubblicata ieri da Repubblica, si presta a qualche considerazione. A cominciare da un sommario, che sovrasta la pagina che tratta l’argomento, dove è scritto: “Spunta un debito da 18mila euro in un supermarket sequestrato”.

23 Ottobre 2015 alle 06:02

L’intervista di Salvo Palazzolo al giudice Silvana Saguto, pubblicata ieri da Repubblica, si presta a qualche considerazione. A cominciare da un sommario, che sovrasta la pagina che tratta l’argomento, dove è scritto: “Spunta un debito da 18mila euro in un supermarket sequestrato”. Come sarebbe a dire “spunta”? La notizia è di diversi giorni fa e i tempi con cui il quotidiano informa i suoi lettori sono fin dall’inizio dall’indagine sfasati rispetto agli altri giornali. Al contrario perfettamente tempestiva appare l’intervista alla principale indagata a proposito di una intercettazione nella quale dà giudizi gravemente offensivi sui figli di Paolo Borsellino. Una specie di caso Crocetta, ma stavolta l’intercettazione risulta agli atti. E’ ovvio che penalmente è irrilevante ma per l’immagine è devastante. Per questo, dopo averla pubblicata, Repubblica dà subito voce alla dottoressa Saguto. La sua giustificazione è singolare. Parla di frasi fuori contesto. Ma in realtà, se si dà del cretino a qualcuno, l’assertività fa aggio su qualsiasi contesto. Comprensibile l’imbarazzo, meno le argomentazioni soprattutto se poi si aggiunge “Non ricordo di aver detto quelle cose. E poi quel giorno avevo passato una mattinata al sole. Ero stanchissima”. Eppure una considerazione va fatta. La connessione di quelle frasi con il tema dell’indagine appare molto più dubbia del caso della telefonata di Crocetta, per come era stata presentata, non di meno sono state inserite negli atti e girate a un giornale che ne ha fatto argomento più rilevante dei 18mila euro di conti in sospeso.

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