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Altro che Vietnam

Doveva essere il Vietnam. E’ bastato accordarsi su una modifica che prevede un voto degli elettori sottoposto a ratifica dei consigli regionali. Una novità assoluta nella storia del suffragio universale, nel senso che una cosa simile non esiste altrove in tutto l’universo. In questo passaggio è matu

14 Ottobre 2015 alle 06:18

Doveva essere il Vietnam. E’ bastato accordarsi su una modifica che prevede un voto degli elettori sottoposto a ratifica dei consigli regionali. Una novità assoluta nella storia del suffragio universale, nel senso che una cosa simile non esiste altrove in tutto l’universo. In questo passaggio è maturata la mutazione dei possibili vietcong in un drappello delle mitiche forze speciali egiziane, quelle che scambiano turisti messicani per soldati del califfo. La relativa capacità strategica della minoranza del Pd era del resto nota da tempo e il risultato del voto al Senato era ampiamente prevedibile ma i grandi giornali per settimane hanno proposto una maggioranza in bilico e una disperata caccia da parte del governo al senatore da corrompere. Tutti gli occhi e tutti i retroscena erano puntati su Verdini e la sua “sporca dozzina”. Ieri la partita si è conclusa 179 a 23. A occhio e croce tanti senatori nemmeno il munifico Cavaliere avrebbe potuto comprarli, figuriamoci Renzi, e di dozzine per colmare il divario ne sarebbe servita più d’una. Insomma il voto di ieri è la plastica rappresentazione di come la grande stampa offra ai lettori una immagine della realtà politica che si può riassumere nella didascalia che spesso appare alla fine di un film: “Nessun riferimento a persone realmente esistenti o a fatti realmente avvenuti”. Ma è solo il primo tempo, avverte il sito di Repubblica. Nell’intervallo passa il gelataio.

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