cerca

Con le primarie a Roma, Renzi si caccia in un guaio

Mentre scrivo, continuo a seguire l’ultimo capitolo, per ora, delle dimissioni di Ignazio Marino. Presentate mercoledì sera con possibile ritiro incorporato, nel tardo pomeriggio di ieri non erano ancora state depositate. E’ probabile che sia la classica bolla che svanisce, soffiata da un’informazio

10 Ottobre 2015 alle 06:18

Mentre scrivo, continuo a seguire l’ultimo capitolo, per ora, delle dimissioni di Ignazio Marino. Presentate mercoledì sera con possibile ritiro incorporato, nel tardo pomeriggio di ieri non erano ancora state depositate. E’ probabile che sia la classica bolla che svanisce, soffiata da un’informazione sovreccitata, ed è logico pensare che a maggio si voterà davvero. Ancora più logico considerare, allo stato dei fatti, una vittoria del Pd come una eventualità assolutamente remota. Ci vorrebbe un miracolo e invece tutti per ora danno il loro contributo a peggiorare la situazione. Marino per primo naturalmente, ormai un affermato specialista in materia. Forse mi sbaglio, ma anche il solitamente astuto Renzi con questa storia delle primarie si sta cacciando in un guaio. Non che abbia torto in astratto. Le primarie all’italiana si sono spesso mostrate come una farsa controproducente per chi le indice. Renzi però è l’ultimo a poterlo dire,  visto che ne ha beneficiato in tre momenti fondamentali della sua irresistibile ascesa. E poi c’è un altro aspetto. Dire: “Stavolta il candidato lo scelgo io, altro che primarie”, vuol dire legare la propria sorte a quella, comunque assai incerta, del candidato sindaco del Pd romano. Un qualche riverbero su Palazzo Chigi ci sarà comunque, ma un premier avveduto dovrebbe ostentatamente prendere le distanze in anticipo senza nominare né sconfessare. Senza contare che, a quel punto, un inevitabile dibattito preliminare sul metodo delle primarie sarebbe la mazzata finale all’elettorato residuo.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi