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Il grande dibattito per la cessione di Grom alla multinazionale Unilever

Il giovane fondatore sconta il suo ruolo di eroe televisivo della eccellenza italiana e testimonial della orgogliosa ripresa economica e viene trattato sui social forum come un reprobo, per aver fatto quello che un imprenditore serio sogna di fare.

3 Ottobre 2015 alle 06:27

Grande dibattito per la cessione della catena di gelati artigianali Grom alla multinazionale Unilever. Il giovane fondatore sconta il suo ruolo di eroe televisivo della eccellenza italiana e testimonial della orgogliosa ripresa economica e viene trattato sui social forum come un reprobo, per aver fatto quello che un imprenditore serio sogna di fare: costruire qualcosa che tanto si valorizza e cresce fino a poter aspirare a una dimensione diversa, fruttando un ricavo tale da poter essere base di nuove avventure imprenditoriali. Se l'occupazione resta garantita non si vede proprio come si possa trattare il giovane fondatore da avido affossatore di un sogno. Invece questa sembra essere la nota dominante dei commenti nel mare magnum della rete. Senza che nessuno si ponga il problema di quanto sia stato poco serio, anzi in fin dei conti umiliante, prospettare seriamente l'ipotesi che la ripresa di un paese potesse nascere da una catena di negozi di gelati. 

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