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Il secondo grado del processo sulla cosiddetta sanitopoli abruzzese

E’ iniziato alla corte d’Appello all’Aquila il secondo grado del processo sulla cosiddetta sanitopoli abruzzese, che vede sul banco degli imputati l’ex dirigente della Cgil e del Psi ed ex ministro Ottaviano Del Turco.

2 Ottobre 2015 alle 06:15

E’ iniziato alla corte d’Appello all’Aquila il secondo grado del processo sulla cosiddetta sanitopoli abruzzese, che vede sul banco degli imputati l’ex dirigente della Cgil e del Psi ed ex ministro Ottaviano Del Turco. La sua condanna in primo grado ad oltre 9 anni di reclusione per tangenti aveva lasciato interdetti tutti quelli che lo conoscevano come un modello di probità. Giunto alla presidenza della Regione Abruzzo, alla fine di una carriera politica prestigiosa e immacolata, si sarebbe trasformato in tangentista compulsivo. Questa la tesi della procura di Pescara e dei giudici che lo hanno condannato credendo alle accuse di un imprenditore della sanità contestualmente accusato di una bancarotta fraudolenta per un valore grosso modo uguale a quello delle tangenti che a suo dire avrebbe versato a Del Turco. La storia sta tutta qui e il rappresentante della procura generale l’altro ieri l’ha riproposta dal versante dall’accusa. Con qualche novità. Per esempio la franca ammissione che a Del Turco i soldi del bottino non li hanno trovati. Ma non fa nulla, ha aggiunto l’accusatore, ci sono le parole dell’accusato di bancarotta, parole “complesse”, ha detto il pm, ma corredate da foto e testimonianze. Dove però Del Turco non appare mai. Rispetto ad altri imputati “c’è un margine maggiore per la difesa” ha convenuto l’accusa per concludere proponendo uno sconto di pena di un terzo. Ma soprattutto cambiando il capo di imputazione nella recente ma ormai famosa “concussione per induzione”. Dovessero assolverlo, ci sarà chi spiegherà che è stato assolto per una legge voluta da Berlusconi.

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