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A proposito di Yalta

Gli esempi storici ammantano un ragionamento di serietà e profondità. Ormai li fanno anche gli allenatori nel dopo partita e non sempre con effetti esilaranti. Rudy Garcia domenica ha lamentato, per gli infortuni che è costata, una vittoria di Pirro, costringendo le giovani generazioni ad attivare G

30 Settembre 2015 alle 06:18

Gli esempi storici ammantano un ragionamento di serietà e profondità. Ormai li fanno anche gli allenatori nel dopo partita e non sempre con effetti esilaranti. Rudy Garcia domenica ha lamentato, per gli infortuni che è costata, una vittoria di Pirro, costringendo le giovani generazioni ad attivare Google, con sicuro giovamento culturale. Non sempre però il paragone è calzante. A volte è suggestivo ma inflazionato. Quante volte si sentono citare in tema di politica internazionale gli accordi di Monaco del 1938? Tante, quasi quante il patto Molotov-Ribbentrop. Non sempre a proposito. Ieri è stata la volta di Yalta, che ha imperversato su quasi tutti i giornali, nei titoli e negli incipit degli articoli che parlavano dell’incontro fra Obama e Putin. Ma a Yalta si incontrarono, alla vigilia della vittoria, capi di paesi che combattevano gli stessi nemici. Non è precisamente la situazione attuale, in cui l’evocazione più che descrivere la realtà appare un auspicio. Peraltro Yalta è esempio particolarmente infelice, visto che sta in Crimea, dove al momento della famosa conferenza non c’erano dubbi su chi dovesse esercitarvi la sovranità. Non altrettanto oggi. Meglio per ora rifugiarsi nelle metafore calcistiche, lasciando le citazioni storiche agli allenatori.

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