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Magistrati, un'inversione di tendenza?

Più che un articolo, quello di Liana Milella su Repubblica di ieri è un grido di dolore per un tradimento che la giornalista raccoglie e rilancia con partecipazione. I magistrati, non tutti si capisce, ma quelli che occupano i vertici dell’Anm e ne animano le mailing list si sentono traditi dal Pd.

25 Settembre 2015 alle 06:18

Più che un articolo, quello di Liana Milella su Repubblica di ieri è un grido di dolore per un tradimento che la giornalista raccoglie e rilancia con partecipazione. I magistrati, non tutti si capisce, ma quelli che occupano i vertici dell’Anm e ne animano le mailing list si sentono traditi dal Pd. “Non è più il nostro baluardo” sintetizza il titolo, per una volta fedele, fra virgolette. “Ci vogliono fregare, è chiaro”, argomenta una toga che pretende un anonimato generosamente concessole. Allude ai “traditori, i voltagabbana divenuti ormai tutti renziani”. E proprio ieri sull’Unità, Donatella Ferranti, pm milanese piazzata dalla “ditta” bersaniana a presiedere la commissione Giustizia della Camera, prendeva le difese della riforma governativa. Esempio di come la compattezza di quello che si chiamava “il partito dei magistrati” sia seriamente incrinata. Perfino sulla cosiddetta “legge bavaglio” che per la verità nell’articolo sembra indignare più la giornalista dei magistrati intervistati, i quali, dopo una frase circostanza, passano a elencare i veri oltraggi subiti: la responsabilità civile, la ventilata riforma del Csm e, naturalmente, le ferie. Il magistrato siciliano Sebastiano Ardita arriva a dire “Tra di noi serpeggia la paura”. Fosse vero, sarebbe una clamorosa inversione di tendenza nei rapporti fra politica e magistratura.

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