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Ci sono corna e corna

La questione sta in questi precisi termini: Umberto Bossi nel corso di un comizio, citando il nome dell’allora presidente del Consiglio Mario Monti provvide a sottolinearlo abbinandovi il gesto delle corna. Aggiunse subito dopo il nome di Giorgio Napolitano chiosando, “nomen, omen, l’è un terùn”. Gl

24 Settembre 2015 alle 06:25

La questione sta in questi precisi termini: Umberto Bossi nel corso di un comizio, citando il nome dell’allora presidente del Consiglio Mario Monti provvide a sottolinearlo abbinandovi il gesto delle corna. Aggiunse subito dopo il nome di Giorgio Napolitano chiosando, “nomen, omen, l’è un terùn”. Gli astanti proruppero in applausi e altri rumori corporali scandendo “vaffanculo”, termine depenalizzato da quando è nel programma politico di un movimento che raccoglie il voto di un italiano su quattro, almeno secondo i sondaggi. Bossi comunque stigmatizzò le urla dei supporter con parole ferme e inequivoche: “Non dite così, magari gli piace”. Ieri l’ex leader leghista è stato condannato a un anno e mezzo di reclusione per vilipendio, reato detestabile quasi quanto il carcere che qui si auspica il senatùr non sconti neanche per un’ora. Non si vengano però a fare paralleli con altri casi giudiziari, evocando la libertà di pensiero. E’ assolutamente evidente che, nel caso di queste parole e gesti di Bossi, il pensiero non c’entra.

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