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Riforme, serve un passaggio elettorale

In questa storia della riforma costituzionale una sola cosa, in linea teorica, appare sicura.

19 Settembre 2015 alle 06:09

In questa storia della riforma costituzionale una sola cosa, in linea teorica, appare sicura: non potrà concludersi senza un passaggio elettorale sull’argomento. Nell’eventualità che Renzi la spunti – ipotesi più probabile – si andrà al referendum confermativo e lì l’opposizione ha la possibilità di dare battaglia e vincere, come è già successo con la riforma costituzionale a suo tempo votata dal governo Berlusconi. Nel caso Renzi fosse bloccato a palazzo Madama, il segretario del Pd appare determinatissimo a impedire la formazione di un nuovo governo che dunque non si vede come possa nascere, visti gli attuali rapporti di forza nel partito di maggioranza. Così, attraverso inevitabili elezioni anticipate, la parola passerebbe comunque agli elettori. Secondo logica ne discende che se una qualche misteriosa alchimia politica, o politico-giudiziaria, riuscisse a scalzare Renzi e far continuare la legislatura, essa avrebbe ottenuto il risultato di impedire il voto dei cittadini sulla riforma o quel passaggio dalle urne la cui mancanza  viene tanto rimproverata a Renzi. Sarebbe, per l’opposizione interna del Pd, una vittoria di Pirro. O meglio, di Grillo.

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