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La singolare scala dei valori del Manifesto sulla giustizia

Ieri il manifesto ha pubblicato un’intervista alla ex segretaria di Magistratura democratica Rita Sanlorenzo, attualmente sostituto procuratore generale presso la Cassazione. Oggetto dell’intervista il rapporto fra politica e magistratura.

16 Settembre 2015 alle 06:29

Ieri il manifesto ha pubblicato un’intervista alla ex segretaria di Magistratura democratica Rita Sanlorenzo, attualmente sostituto procuratore generale presso la Cassazione. Oggetto dell’intervista il rapporto fra politica e magistratura. Come spesso capita, nell’intervista c’è una frase rivelatrice. La dottoressa Sanlorenzo, dopo essersi detta preoccupata delle intenzioni della politica volte a riformare il sistema di autogoverno delle toghe, argomenta così: “Un magistrato che chiede una raccomandazione a un collega è malcostume, ma se la chiede a un politico è una ferita all’indipendenza”. La singolare scala dei valori funziona per assolvere le correnti togate, recentemente attaccate da Raffaele Cantone, come avete potuto leggere su questo giornale. Cantone è il vero bersaglio dell’intervista, non solo nelle risposte ma anche nelle domande. In ogni caso Sanlorenzo lo accusa di “avere a cuore la sua nuova immagine piuttosto che il bene della magistratura”. Peraltro la ex segretaria di Md si dice preoccupata della “stigmatizzazione dei magistrati che passano alla politica”. Insomma meglio Ingroia di Cantone. E meglio le correnti e i loro sistemi piuttosto che una riforma del Csm. Sarà interessante vedere di qui a qualche giorno come funzionerà l’autogoverno per la nomina dei nuovi quattro aggiunti alla procura di Roma. Nei corridoi di Palazzo dei Marescialli già si ipotizza una soluzione che farà tutti contenti. Uno per corrente. In termini tecnici, diciamo così, chiamano questa soluzione “paccotto”. L’indipendenza è salva.

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