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L'amnistia (già) dimenticata

Non è bastato il Papa a inserire nell’agenda politica il tema dell’amnistia. Dopo qualche giorno si può verificare che le reazioni sono durate il proverbiale spazio di un mattino e sono state tutte o quasi negative. Gli schieramenti sono nettamente determinati e in via ordinaria non c’è modo di scom

9 Settembre 2015 alle 06:18

Non è bastato il Papa a inserire nell’agenda politica il tema dell’amnistia. Dopo qualche giorno si può verificare che le reazioni sono durate il proverbiale spazio di un mattino e sono state tutte o quasi negative. Gli schieramenti sono nettamente determinati e in via ordinaria non c’è modo di scomporli. Solo qualche voce ha tenuto, se non a staccarsi dal coro, almeno a differenziarsi nei toni. Se il ministro dell’Interno Alfano ha usato parole sovrapponibili nella sostanza a quelle di Salvini, non così quello della Giustizia Orlando, più problematico quanto meno in prospettiva. A stupire però è stato il presidente del Senato, che più della sua collega della Camera ha auspicato che comunque il Parlamento dibatta della questione. E qui però si è usciti dalla piatta ordinarietà solo nel momento in cui proprio la seconda carica dello stato ha omesso di ricordare come il sostanziale silenzio anche del ramo del Parlamento da lui presieduto di fronte al messaggio alle Camere del presidente Napolitano sia stata una brutta pagina da correggere. Una serie di dichiarazioni non prive di qualche sciatteria hanno così confermato come la generosa lotta di Pannella e dei radicali resti praticamente senza sponde parlamentari. E in questo caso è difficile che a cambiare le cose arrivi una fotografia da prima pagina.

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