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Perché Roberto Giachetti ha fatto male ad andare al dibattito alla “festa” del Fatto

Penso che Roberto Giachetti abbia fatto male ad andare a un dibattito alla “festa” del Fatto. L’ho pensato quando ho letto il suo nome fra gli oratori di un dibattito che lo vedeva programmatica vittima sacrificale e, per come sono andate le cose, mi sento autorizzato a darmi ragione da solo.

1 Settembre 2015 alle 06:09

Penso che Roberto Giachetti abbia fatto male ad andare a un dibattito alla “festa” del Fatto. L’ho pensato quando ho letto il suo nome fra gli oratori di un dibattito che lo vedeva programmatica vittima sacrificale e, per come sono andate le cose, mi sento autorizzato a darmi ragione da solo. Penso che Roberto abbia perso del tempo che avrebbe sicuramente saputo utilizzare meglio e, quel che più conta, evitando una inutile amarezza. Il problema è che Giachetti è un vero radicale, sicuramente molto più di me. Se lo invitano a un dibattito, per lui andarci è un imperativo morale. Pensa che la parola sia sempre utile, almeno per qualcuno, anche se immerso in un gruppo di esagitati. E per quello, magari solo per lui, sarà valsa la pena. Apostolato laico per la democrazia e la tolleranza, di questo si tratta. Ma è brutto vedersi di fronte gente che inveisce e ti insulta. Per questo mi dispiace per lui. Ci vuole un carapace robusto e Giachetti non è Pannella. Così come sarebbe sbagliato definire squadristi quelli che inveivano. Ma certo sono quelli che agli squadristi veri stanno aprendo la strada. E quando quelli veri arriveranno, regoleranno i conti con Giachetti e quelli che come lui credono nel dialogo, poi passeranno anche a una parte dei contestatori, lasciando in pace ladri e bricconi. Quello che mi stupisce, abbiate pazienza, è che il professore Rodotà, che non è Di Maio o Di Battista, queste cose non può non saperle.

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