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Le intercettazioni secondo il Fatto

La questione delle intercettazioni, in particolare di quelle processualmente irrilevanti, e del loro uso, era magistralmente descritta ieri sulle pagine del Fatto. Non in teoria, con un articolo di analisi, ma diciamo così nella pratica, attraverso i titoli, quello di maggior rilievo in prima e quel

29 Agosto 2015 alle 06:18

La questione delle intercettazioni, in particolare di quelle processualmente irrilevanti, e del loro uso, era magistralmente descritta ieri sulle pagine del Fatto. Non in teoria, con un articolo di analisi, ma diciamo così nella pratica, attraverso i titoli, quello di maggior rilievo in prima e quello a sei colonne in testa a pagina 3. Insomma al lettore non poteva sfuggire. “La procura di Firenze indaga sui rapporti Renzi-Adinolfi”, campeggiava sulla prima pagina. Bastava girarla per leggere che “Adinolfi favorì Renzi” e nella seconda riga del titolo, senza virgolette, che “ora la Procura indaga”. Chiunque è legittimato a pensare che il presidente del Consiglio sia indagato. Ma non è così e lo stesso articolo lo spiega. I pm hanno aperto un fascicolo contro ignoti, sulla base di un esposto. Chi l’abbia presentato non è scritto ma l'esposto nasce dalla pubblicazione delle intercettazioni della telefonata fra il premier e il generale. E chi l’ha pubblicata? Il Fatto. E il cerchio si chiude. La prossima mossa sarà la pressione sui pm perché formalizzino l’indagine su Renzi. Quella che i lettori distratti danno da ieri già partita. Non sono da escludersi raccolte di firme e pubblici comizi. Tutto ciò si chiama “circo mediatico giudiziario”, dal titolo del libro di uno studioso francese, Soulez Lariviére. Sono passati venti anni dalla sua pubblicazione ma il metodo che descrive funziona ancora che è una bellezza.

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