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L'idiozia di chiudere i confini

All’epoca della Guerra fredda e di quella che nella sinistra veniva pomposamente chiamata “la divisione nel movimento operaio internazionale”, pochi sapevano che la linea di confine più militarizzata non era in Europa, né sul fiume Ussuri fra Russia e Cina. No, c’era un confine ancora più munito di

27 Agosto 2015 alle 06:18

All’epoca della Guerra fredda e di quella che nella sinistra veniva pomposamente chiamata “la divisione nel movimento operaio internazionale”, pochi sapevano che la linea di confine più militarizzata non era in Europa, né sul fiume Ussuri fra Russia e Cina. No, c’era un confine ancora più munito di armati, muri e filo spinato. Era quello fra Messico e Stati Uniti. E c’è ancora. Solo che il suo fallimento è certificato dall’aumento vertiginoso dei “latinos” in Usa, il bilinguismo di fatto in alcuni stati del Sud, l'impossibilità – in un paese che era riuscito a coniugare più  decentemente di altri accoglienza e regole rigide – di governare il fenomeno dei cosiddetti “clandestini”. Se lo stato più potente del mondo deve fare i conti con un bilancio simile, non riesco a capacitarmi di come non si comprenda che l’idea di blindare i confini sud orientali dell’Europa di fronte a un esodo biblico sia, al di là di ogni remora etica, soprattutto una velleitaria idiozia. Il fatto che buonisti e politicamente corretti ne convengano non riesce a valere come smentita. Qualsiasi altra soluzione potrebbe potenzialmente essere considerata più logica. Perfino un uso meno statico ma più intelligente della forza.

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