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Bruno Tinti e l'adozione del bimbo della coppia dell'acido

Bruno Tinti, magistrato in pensione e opinionista del Fatto quotidiano, mi sorprese una volta quando in diretta su La7 si lasciò sfuggire che secondo lui il processo sulla cosiddetta trattativa era stato istruito così male da non consentire alcun esito positivo per l’accusa.

20 Agosto 2015 alle 06:16

Bruno Tinti, magistrato in pensione e opinionista del Fatto quotidiano, mi sorprese una volta quando in diretta su La7 si lasciò sfuggire che secondo lui il processo sulla cosiddetta trattativa era stato istruito così male da non consentire alcun esito positivo per l’accusa. Dunque dovrebbe starmi simpatico, ma non ce la faccio. Ieri ha scritto sulla nota questione del figlio tolto a sua madre per decisione di un pm che voleva l’immediata procedura di adozione. Il tribunale, su questo punto, ha dato torto all’accusatore. Di qui l’indignato commento di Tinti, nel quale mi hanno colpito alcune espressioni. Lasciamo perdere “la coppia dell’acido”, titolo da cronaca nera incarognita, tinte forti da giornali della sera che non esistono più. Sono le “perversioni inimmaginabili” a colpirmi e la loro traduzione in “tare psicologiche” dissimulate  da uno “sviscerato amore (materno) esibito… Al fine di ridurre la percezione delle perversioni” e ottenere uno sconto di pena. E’ utile mettere a confronto il parere di Tinti con l’intervista al Corriere della Sera della dottoressa Livia Pomodoro, che da poco ha lasciato la presidenza del tribunale di Milano, la cui scelta, rispetto alle richieste del pm, comunque difende con argomenti sobri, degni di uno stato di diritto e la razionale ed empirica definizione della questione come di “un caso eccezionale e molto delicato”. Non a caso la dottoressa Pomodoro ha lavorato con Falcone e con Conso, mentre Tinti scrive, pur mugugnando, sul Fatto. Sta bene lì.

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