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Il “centralismo democratico” è l'espressione politica più citata impropriamente

Fra le espressioni della politica ce ne sono alcune citate spesso impropriamente e il “centralismo democratico” è, fra di esse, una delle più frequentemente tirate in ballo a sproposito, talvolta strumentalmente.

14 Agosto 2015 alle 06:03

Fra le espressioni della politica ce ne sono alcune citate spesso impropriamente e il “centralismo democratico” è, fra di esse, una delle più frequentemente tirate in ballo a sproposito, talvolta strumentalmente. Evocare lo stalinismo alla prima minaccia di sanzione per un voto difforme in Parlamento sembra sempre più di moda. Ma il centralismo democratico, peraltro inventato da Lenin, aveva come dato caratterizzante non la sanzione al dissenso ma la caratteristica del dibattito interno, che era assolutamente libero ma ermeticamente chiuso al mondo esterno. Racconta Claudio Petruccioli che, la prima volta che partecipò a una riunione di direzione del Pci negli anni Sessanta, come mise mano a penna e blocchetto un veterano gli sibilò : “Non lo sai che alle riunioni di direzione è vietato prendere appunti?”. Ecco, quello era il centralismo democratico. Quando i retroscena non restavano senza conseguenze. Non si deve a Lenin il principio che quel che si decide a maggioranza vincola anche i contrari. Infatti accomuna tutti i partiti democratici. E le bocciofile e i condomìni. Naturalmente nel merito delle questioni e dei comportamenti, e delle eventuali sanzioni, si può discutere. A patto però di non confondere Bersani con Bukharin.

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