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La tempesta delle riforme

Da ieri si va sempre più precisando un fronte d’attacco sul tema della riforma costituzionale ed elettorale che inevitabilmente finirà per impattare sull’attuale inquilino del Quirinale, dopo aver attaccato frontalmente il suo predecessore. Il leit-motiv sarà quello collaudato dell’appello a non fir

12 Agosto 2015 alle 06:13

Da ieri si va sempre più precisando un fronte d’attacco sul tema della riforma costituzionale ed elettorale che inevitabilmente finirà per impattare sull’attuale inquilino del Quirinale, dopo aver attaccato frontalmente il suo predecessore. Il leit-motiv sarà quello collaudato dell’appello a non firmare la legge di riforma qualora dovesse essere approvata. Le anticipazioni, uscite ieri pomeriggio, delle cose dette da Grillo a La7 lo confermano. Anche il sito Dagospia ieri ha messo in homepage un lungo redazionale sotto forma di lettera aperta al presidente della Repubblica invitandolo a non firmare come non giurarono fedeltà al fascismo gli eroici tredici professori universitari. Niente meno. Probabilmente seguirà questa falsariga anche l’inevitabile appello di giuristi e magistrati che sicuramente comparirà a tempo debito sul Fatto. A loro modo saranno della partita anche una parte di Forza Italia e una parte della minoranza del Pd, oltre all’estrema destra e all’estrema sinistra. Può risolversi tutto nella classica tempesta dentro un bicchiere d’acqua e in fondo tante volte, se non sempre, nella storia della Repubblica è andata così. Ma se non fosse così, l’esito dello scontro potrebbe, questa volta sul serio, portare a una Seconda Repubblica, modellata dai vincitori.

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