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Via d'Amelio, non restano che le macerie

La richiesta di archiviazione per tre poliziotti accusati di depistaggio mette la parola fine a un altro dei capisaldi dell’inchiesta sulla trattativa. Il falso pentito Scarantino viene gettato come esca ai pm del processo sulla strage di via D’Amelio, che prontamente abboccano. La trama fu ordita d

8 Agosto 2015 alle 06:18

La richiesta di archiviazione per tre poliziotti accusati di depistaggio mette la parola fine a un altro dei capisaldi dell’inchiesta sulla trattativa. Il falso pentito Scarantino viene gettato come esca ai pm del processo sulla strage di via D’Amelio, che prontamente abboccano. La trama fu ordita dal questore La Barbera, che nel frattempo è morto, per conto dei servizi deviati che volevano mascherare la presenza di un loro uomo nella preparazione della strage. Quella complicità dello Stato è l’arma che consente alla mafia di alzare pretese trattativistiche. Sceneggiatura appassionante, solo che, dopo approfondite indagini, i pm di Caltanisetta hanno concluso che non c’è una prova e hanno chiesto al gip di archiviare il tutto. Non c’è prova dei famosi mandanti esterni della strage e non c’è nemmeno della volontà di depistare da parte della polizia. Potrebbe trattarsi di una sequenza di coincidenze, equivoci, fretta di chiudere l’indagine. Quanto ai servizi, i pm smontano anche la storia del loro uomo con la faccia da mostro che sarebbe stato anche un killer in omicidi di mafia. Anzi sostengono che il suo inserimento nella inchiesta rasenta il depistaggio, parola assai in voga. Non restano che macerie. L’opera demolitoria della procura di Caltanissetta prosegue. Può essere, come auspica il Fatto, che il gip disponga la prosecuzione delle indagini ma in ogni caso a Caltanissetta stanno scrivendo un nuovo copione.

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