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Se anche Becchi ammette che il M5s è diventato un partito

La temperatura e il tasso di umidità si impennano ma il professore Becchi, riparato da eleganti Panama, coglie il momento mediaticamente favorevole per gli outsider. La notizia, affidata a sussidiario.net, è che il filosofo del diritto ormai considera il M5s omologabile in tutto e per tutto agli ese

6 Agosto 2015 alle 06:18

La temperatura e il tasso di umidità si impennano ma il professore Becchi, riparato da eleganti Panama, coglie il momento mediaticamente favorevole per gli outsider. La notizia, affidata a sussidiario.net, è che il filosofo del diritto ormai considera il M5s omologabile in tutto e per tutto agli esecrabili partiti che Grillo e Casaleggio sostenevano di combattere. La rinuncia a interpellare il sacro blog e la scelta di Freccero senza l’ausilio della democrazia diretta, parlano da sole. In parole povere, l’ha presa malissimo. La sindrome dell’intellettuale d’area si acutizza nel momento delle nomine del cda Rai e può vantare precedenti a loro modo illustri, come Marcello Veneziani o l’indimenticato professore leghista Albertoni, quello del cda che fu chiamato Smart perché tutti i consiglieri si erano dimessi e a fianco al presidente era rimasto solo lui. Al di là della comprensibile delusione e fatta l’economia del conseguente furore movimentista, Becchi pone però una questione di qualche interesse. Che succede se il movimento di Grillo comincia a muoversi anche con una logica da partito tradizionale?

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