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Pannella vs. Bonino, perché non è consigliabile minimizzare

Questa storia di Pannella e Bonino durerà ancora un po’, è inevitabile, giusto o sbagliato che sia. Continueranno anche a essere proposti luoghi comuni, o concetti stravaganti, che invece potrebbero essere evitati.

29 Luglio 2015 alle 06:15

Questa storia di Pannella e Bonino durerà ancora un po’, è inevitabile, giusto o sbagliato che sia. Continueranno anche a essere proposti luoghi comuni, o concetti stravaganti, che invece potrebbero essere evitati. Da parte radicale non è consigliabile minimizzare, definire “guardoni” i giornalisti che si occupano della faccenda privilegiandola rispetto a “cose ben più importanti dette da Pannella”. Un simile modo di argomentare finisce per far apparire uno stolto burocrate chi non lo è o non dovrebbe esserlo. Burocrate, intendo. La rilevanza delle cose dette da Pannella contro Bonino è evidente. D’altro canto, ridurre tutto a “Crono che divora i figli” o all’“epurazione contro il dissenso”, come capita di leggere, oltre che banale corre il rischio di fuorviare il lettore facendogli immaginare una larga riprovazione in casa radicale contro “l’autocrate Pannella” in difesa della “epurata Bonino”. Non è così. Fra i radicali militanti l’autorevolezza di Pannella rimane, se non intatta, molto alta. E la popolarità di Bonino non tanto generalizzata come quella di cui gode all’esterno del partito. Dunque il duro attacco di Pannella può essere ritenuto opinabile, persino scorretto, ma non privo di senso o banalmente distruttivo.

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