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La logica grillina del complotto

Anche con questo caldo torrido il prof. Becchi, personaggio di riguardo in questa rubrica, offre al popolo della rete le sue analisi politiche. Ieri per esempio ha affidato ai social network la seguente riflessione: “Renzi fu chiamato da Napolitano al governo per arginare il M5s, cosa che Enrico Let

25 Luglio 2015 alle 06:18

Anche con questo caldo torrido il prof. Becchi, personaggio di riguardo in questa rubrica, offre al popolo della rete le sue analisi politiche. Ieri per esempio ha affidato ai social network la seguente riflessione: “Renzi fu chiamato da Napolitano al governo per arginare il M5s, cosa che Enrico Letta non era in grado di fare. Dunque se fosse rimasto premier Letta, Grillo avrebbe vinto le elezioni europee”. Il ragionamento professorale è stato subito devastato, secondo la spietata logica della rete, da commenti solidamente ancorati al noto schema “se mio nonno… ecc”. Analisi forse inutilmente più accurate avrebbero potuto cogliere nel ragionamento i classici pilastri del complottismo. Si parte da un fatto vero, l’avvicendamento a Palazzo Chigi, lo si mette in relazione a uno scenario fantastico, la vittoria del M5s, e lo si spiega colorando di torbida astuzia un atto dovuto come quello di Napolitano. Ne consegue che le anime semplici penseranno che il M5s non ha trionfato per un complotto del Quirinale. Schemi simili sembrano dominare il dibattito politico, oltre che le indagini di certi pm, e le anime semplici non mancano. Mentre se proprio si volesse tornare sull’argomento una considerazione utile sarebbe da fare a proposito di Enrico Letta che da due giorni non è più parlamentare. L’aveva annunciato, ma quel che conta è che poi l’ha fatto davvero. Prima di lui solo Pannella aveva avuto un comportamento simile. Le anime semplici abbondano nutrendo imbroglioni e demagoghi, ma per fortuna qualche persona seria c’è ancora.

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