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Sulle intercettazioni

“La questione della intercettazione si chiarirà presto” diceva ieri Attilio Bolzoni su Repubblica Tv. Può essere. Ma intanto le posizioni dell’Espresso e della Procura si sono precisate in modo che una esclude l’altra.

18 Luglio 2015 alle 06:27

“La questione della intercettazione si chiarirà presto” diceva ieri Attilio Bolzoni su Repubblica Tv. Può essere. Ma intanto le posizioni dell’Espresso e della Procura si sono precisate in modo che una esclude l’altra. Il procuratore nega perentoriamente l’esistenza del file, il direttore del settimanale conferma che un suo redattore ha sentito l’audio e ha preso appunti. Nessuno dei due può essere così sprovveduto da mentire, visto che una verifica è pur sempre ipoteticamente possibile, eppure la logica non dà scampo : uno dei due sostiene il falso e dunque non resta che pensare che sia stato tratto in inganno. Finora siamo stati in equilibrio sul filo della logica,per quanto possibile, ma da qui è inevitabile scivolare nelle sabbie mobili della dietrologia. Per l’intanto si svolgono dibattiti surrealmente assertivi su qualcosa che si è costretti a declinare al condizionale. Si chiarirà presto dice Bolzoni e appare sicuro. Eppure non può non sapere che la Sicilia è particolarmente refrattaria ai chiarimenti, fossero anche tardivi. Tutto a Palermo si trasforma subito in una desolata giungla di specchi, la “wilderness of mirrors” che tanto piaceva citare, da una poesia di T. S. Eliot, a James J. Angleton, capo della Cia un po’ fanatico ma spia di grande acume e buona cultura, che in Sicilia c’era stato e chissà quante volte avrà avuto modo di sfoggiare la citazione del verso di Eliot.

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