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"Stragi" di Rita Di Giovacchino e quella tesi singolare sullo stragismo

Il libro di Rita Di Giovacchino “Stragi” presentato ieri nella sede romana delle Assicurazioni Generali, la vecchia sede di Confindustria prima di quella all’Eur, espone una tesi singolare.

10 Luglio 2015 alle 06:23

Il libro di Rita Di Giovacchino “Stragi” presentato ieri nella sede romana delle Assicurazioni Generali, la vecchia sede di Confindustria prima di quella all’Eur, espone una tesi singolare. La continuità fra le stragi italiane, da quella di piazza Fontana a quelle del 1992-93, naturalmente passando per il sequestro Moro. La tesi non è nuova. Già Piero Zullino, che fu a lungo un inviato di punta e notista politico negli anni Sessanta e Settanta, sosteneva l’esistenza di un filo di continuità fra la morte del bandito Giuliano e la strage di piazza Fontana. Luciano Liggio, capo dei corleonesi, sarebbe stato il trait d’union fra le due oscure vicende. Da allora prese corpo la teoria dell’antistato, costituito da entità misteriose che sistematicamente impedivano con le loro trame l’avanzata elettorale delle sinistre. Di Giovacchino aderisce a questa tesi ma almeno lo fa con onestà entrando inevitabilmente in rotta di collisione con alcuni capisaldi, si fa per dire, del processo sulla cosiddetta trattativa, a cominciare dal ruolo del generale Mori, trattato in un capitolo nel quale le tesi sulle quali la procura di Palermo ha costruito non uno ma tre processi, vengono smantellate.

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