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Su cosa poggiano gli argomenti di Prestipino

Lasciamo perdere paragoni che non stanno né in cielo né in terra, come quello fra la Palermo degli anni Ottanta, dove furono sterminati politici, magistrati e un generale superprefetto.

24 Giugno 2015 alle 06:27

Lasciamo perdere paragoni che non stanno né in cielo né in terra, come quello fra la Palermo degli anni Ottanta, dove furono sterminati politici, magistrati e un generale superprefetto, e la Roma di Massimo Carminati, Mokbel e il delitto della collina Fleming. Lasciamo perdere una polemica condotta addebitando a chi avanza una critica, o perfino un dubbio, la patente di “negazionista” quando non di colluso. Qui se ne è scritto fin troppo. Gli argomenti avanzati dal procuratore aggiunto Prestipino nella sua intervista al Fatto quotidiano sulla scelta di contestare ad alcuni indagati il 416 bis poggiano su: gli auto definiti “napoletani del tuscolano”, le slot machine dei Bellocco di Rosarno, due sentenze di primo grado sulla mafiosità intrinseca della famiglia Fasciani di Ostia, il rapporto di Carminati con dei vibonesi non affiliati al clan Mancuso ma vicini a esso. Sull’inchiesta poi ci sono due pronunce, una del riesame e una della cassazione, favorevoli all’accusa nel respingere istanze, talune abbastanza spericolate, di alcuni imputati. Si può esprimere un dubbio, o, se si preferisce, una preoccupazione sulla tenuta in dibattimento di una specifica ipotesi accusatoria senza essere trattati da collusi? O se ne deve dedurre che, una volta partita una indagine, nell’informazione non deve esserci spazio per voci critiche ma solo per corifei o sicofanti?

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