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L'ingratitudine di Santoro

“Noi siamo Libero Grassi, siamo noi Spatuzza, siamo noi Buscetta, siamo noi Patrizia D’Addario”.

20 Giugno 2015 alle 06:18

“Noi siamo Libero Grassi, siamo noi Spatuzza, siamo noi Buscetta, siamo noi Patrizia D’Addario”. Così giovedì sera Michele Santoro, dalla piazza fiorentina dove si è tenuta l’ultima puntata del suo programma, descriveva l’anima, come l’ha chiamata, lo spirito della sua trasmissione facendo ricorso a persone e storie così diverse. Lasciamo perdere l’ultima personalità citata. Le considerazioni in merito sarebbero all’insegna della banalità e per di più volgarotte, ve le risparmiamo. Lasciamo perdere, ma fino a un certo punto, il gusto davvero discutibile di abbinare il nome di Libero Grassi a quello di due esponenti, sia pure “pentiti”, della mafia che l’ha ucciso. Ma una semplice constatazione deve pur essere consentita: nemmeno Santoro ha più il coraggio di dire “Siamo noi Massimo Ciancimino”. Ingrato.

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